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Ritratti Virtussini:Dejan Bodiroga

Dejan Bodiroga nasce aZrenjanin il 2 marzo 1973 (205 cm 110 Kg; un giocatore che sapeva ricoprire egregiamente e con assoluta disinvoltura ogni ruolo (per questo definibile opportunamente un All-Around), una sorta – mi si passi il paragone cestistico – di “Magic bianco”). Muove cestisticamente i suoi primi promettenti passi nella squadra serba dello KK Zadar (1990-1992). Allo scoppio della nefanda e fratricida guerra nella (oramai) ex-Jugoslavia (1991-1995), appena diciannovenne (1992), viene ingaggiato dallaStefanel Trieste del lungimirante Bogdan Tanjević (il quale merita tutta la nostra infinita gratitudine per averlo portato nel Belpaese), con la quale giocherà anche nella stagione seguente (1992-1994). Già nella sua prima stagione italiana, il talentuoso giocatore serbo registra delle cifre sbalorditive: 21,2 punti di media, 59,7% dalla media (percentuale stupefacente per un play-guardia-ala piccola!), 85,1% ai liberi, il tutto impreziosito da 5,3 rimbalzi. Nel 1995 al Draft NBA viene scelto dai Sacramento Kings(secondo giro, n. 51 per l’esattezza) anche se, per propria scelta, non ha mai voluto misurarsi con il dorato mondo a stelle e strisce (preferendo rimanere nel Vecchio Continente, costruendo una luminosa carriera costellata di innumerevoli successi). Nelle due stagioni successive, vestirà la casacca delle gloriose scarpette rosse dell’Olimpia Milano (1994-96) ottenendo la definitiva consacrazione (nel 1996 conquista lo scudetto). Vorrei citare una statistica su tutte (ho strabuzzato gli occhi più e più volte.. stentavo a crederci!): nella stagione 1995-96 ha mantenuto la media stellare del 68,3% da due (280/410!), media che farebbe impallidire il più muscolare pivot (ossia quelli che perlopiù schiacciano o tirano a canestro da un metro). Durante la sua permanenza in Italia, il 28 febbraio 1993 stabilì il suo record personale di punti (51 in soli 33 minuti di gioco) messi a referto in una partita (la Stefanel Trieste affrontava in casa la Viola Reggio Calabria): arpionò anche 11 rimbalzi, con 4 recuperi e 3 assist! Dopo aver terminato l’esperienza italiana, nei successivi 9 anni indossa le maglie delle più blasonate compagini europee: 2 anni (1996-98) al Real Madrid (nel 1996-97 conquista quella che un tempo fu la Coppa delle Coppe), 4 anni (1998-2002) con i fantastici greci delPanathinaikos (contribuirà in modo determinante alla conquista di 2 Coppe dei Campioni – 1999-2000; 2001-02) e i restanti 3 al Barcellona (una Eurolega nel 2002-03). Nell’estate 2005, del tutto inaspettatamente, la Virtus Roma del Presidente Toti (sborserà 1,2 milioni per l’ingaggio del favoloso giocatore serbo) ingaggia Bodiroga. La sua prima stagione in maglia Virtus è stata la più produttiva: 32,6 minuti d’impiego, 15,6 punti, 55,6% da due, 5,7 rimbalzi. Il 7 giugno 2007 (giornata indimenticabile per ogni tifoso virtussino) la Virtus Roma viene eliminata dalla Montepaschi Siena nelle Semifinali Playoff. Il commosso pubblico capitolino tributa una calorosa e interminabile Standing Ovation (si protrarrà per 30 minuti ininterrotti!) al campione serbo (prossimo ad appendere le proverbiali scarpette al chiodo), intonando (e cantando a squarciagola) “Bodiroga Olè”! L’annuncio ufficiale del suo definitivo ritiro dalla scena cestistica mondiale viene dato il 11 giugno 2007, nel corso di una conferenza stampa (nella quale annuncia altresì la sua ferma intenzione – come poi difatti avverrà – di non voler indossare i panni dell’allenatore ma di proseguire come dirigente sportivo). Giocatore carente sul piano squisitamente atletico (mi piace ricordare due aneddoti: 1) Aza Nikolic, rivolgendosi a lui, scherzosamente asserì: “salta come foglio di Gazzetta”; 2) il suo amico e grandissimo ex giocatore Predrag Danilovic, per burlarsi di lui, disse: “´l’’unica ala grassa, in mezzo ad ali piccole e forti”), suppliva a questa mancanza con la sua sconfinata classe cristallina (e la sua tecnica impareggiabile). L’averlo visto calcare i parquet italiani (e, tanto più, quello romano!) costituisce un immenso onore per chiunque adori il meraviglioso mondo della palla a picchi!

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Ritratti Virtussini :Alex Righetti

Alex Righetti nasce a Rimini il 14 agosto 1977 (198 cm 98 Kg; ha ricoperto il ruolo di Ala Piccola). Dal padre pugile – Alfio Righetti, divenuto pugile professionista nel 1974, nel 1977 conquista il Titolo Italiano dei Pesi Massimi. Il 18 novembre 1977 (data per lui memorabile, che segnerà l’apice della sua carriera pugilistica), salendo sul leggendario ring delCaesar's Palace di Las Vegas, sfida nientemeno che Leon Spinks. Quest’ultimo, dopo 10 estenuanti e sofferte riprese, risulterà vincitore (ma solo ai punti). Se Alfio Righetti avesse sconfitto il talentuoso Spinks, avrebbe avuto (di lì a poco) la possibilità si affrontare la Leggenda della Boxe, “The Greatest” (come si era spocchiosamente autoribattezzato) Mohammed Alì (per quest’ultimo il sottoscritto ha sempre nutrito una sorta di venerazione mistica!) – il grintoso Alex eredita un fisico roccioso e uno spirito combattivo. Cresce cestisticamente nella sua città natale, con la quale debutta all’età di 17 anni. Nel 1997, vestendo la maglia del Basket Rimini, conquista una promozione nella massima serie (delle 7 stagioni trascorse nella città romagnola – per l’esattezza dal 1993 al 2000 - l’annata 1996-97 si rivelerà statisticamente la più produttiva con 12,2 punti di media, 56,5% dal tiro da due, 85,1% ai liberi). Nel 2000 viene ingaggiato dalla Virtus Roma, con la quale rimarrà per altrettante 7 indimenticabili stagioni (2000-2007) . Alla Città Eterna il riminese sarà sempre sentimentalmente legato, anche in ambito extra-cestistico, tant’è vero che romana è sua moglie e qui sono nate le sue adorate figliole. Nella sua prima stagione con la casacca virtussina (ove manterrà una media punti di 14,1 e 40,5% dall’arco) conquista laSupercoppa Italiana, battendo in finale la Virtus Bologna per 82-78 (la corona di MVP della manifestazione italica, si rammenti, fu assegnata al combattente Jerome Allen, punta di diamante della formazione capitolina). Nell’annata 2001-02 (dove, tra l’altro, verrà impiegato per 28,6 minuti a gara; a un così elevato minutaggio non si avvicinerà più in nessuna delle restanti stagioni capitoline) registrerà la strabiliante percentuale ai liberi del 93,3% (112/120). Alex Righetti detiene tuttora il primato, nella classifica societaria ognitempo, dei tiri da 3 realizzati (340). Nella stagione 2007-08 viene ceduto alla Scandone Avellino, con la quale conquista la Coppa Italia (e ritrova, meritatamente, posto nel quintetto base). Trascorre il successivo biennio (2008-2010) a Bologna, indossando la casacca della Virtus (con la quale vince nel 2009 una EuroChallenge). Dopo un’annata piuttosto incolore alla Pallacanestro Varese, nella stagione 2011-12 veste la maglia della Juvecaserta (9,7 punti di media e, come di consueto mortifero dalla lunetta, 81/87 ai liberi). Infine, nella stagione 2013-14 torna nuovamente nella Capitale ma con un ruolo da comprimario (il minutaggio, calato drasticamente rispetto alle antecedenti ed entusiasmanti stagioni virtussine, si attesta sui 8.7 a partita). Con la Nazionale (il suo debutto ufficiale risale al 23 novembre 1998 nell’amichevole contro l’Olimpia Milano) conquista l’argento alle Olimpiadi di Atene (2004), surclassati in finale dalla corazzata Argentina. A seguito di questo risultato sportivo, il 27 settembre 2004 (assieme agli altri suoi compagni) viene insignito della prestigiosa onorificenza: Grande Ufficiale della Repubblica Italiana. Con la Nazionale Maggiore ha disputato 114 partite, mettendo a referto 905 punti.

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Ritratti Virtussini:Dino Radja

Dino Radja nasce a Spalato il 24 aprile 1967 (212 cm 120 Kg; ha ricoperto indifferentemente - che si trattasse di formazioni europee o dei mitici Celtics – il ruolo di Centro – forse a lui più congeniale – accanto a quello di Ala-Grande). Muove cestisticamente i suoi primi, ma significativi, passi nella squadra della sua città natale, la leggendaria e sbarazzina (formata, nei suoi anni più gloriosi, da imberbi e sfrontati monelli)Jugoplastika Spalato, allenata da un inesperto ma brillante allenatore Bozidar “Boza” Maljkovic che, fortunosamente, si ritrova nel roster formidabili giocatori del calibro di Radja, Toni Kukoc, Tan Tabak, Velimir Perasovic! Radja militerà nella formazione di Spalato (divenuta ben presto leggendaria) dal 1985 al 1990, conquistando consecutivamente 3 campionati nazionali (1987-88; 1988-89; 1989-90) e due Coppe Campioni (1988-89; 1989-90) – memorabile la Finale del 1989, contro il temibilissimo Maccabi Tel Aviv, nella quale il superbo spalatino mise a segno 24 punti, ridicolizzando la rocciosa coppia avversaria formata da Magee-Barlow, limitata a soli 23 punti. Nel 1989, ormai affermatosi nel panorama cestistico europeo come uno dei migliori centri (dotato, oltreché di un fisico imponente, anche di tecnica sopraffina), viene scelto al 2ndo Turno del Draft NBA dai Boston Celtics (come 40simo), anche se poi dovrà attendere 4 anni prima di indossare la gloriosa casacca verde. Nel 1990 viene ingaggiato (con contratto principesco) dall’ambizioso Messaggero Roma del danaroso patron Raul Gardini, con il quale giocherà per 3 stagioni (1990-1993). Nonostante l’ingente investimento economico, la formazione capitolina conquisterà solo una Coppa Korac nel 1992 (uscendo inoltre sconfitta in finale l’anno successivo). Con Roma lo spalatino disputerà 104 partite, mantenendo una media di 20,2 punti e 10,3 rimbalzi. Per mera curiosità statistica, rileviamo anche che Radja, nei 3 anni di militanza capitolina, ha catturato 309 rimbalzi offensivi e 1076 totali, con uno stupefacente 61,2% al tiro (per l’esattezza 818/1336, figurando, tuttora, al secondo posto di sempre nella societaria statistica virtussina per la miglior percentuale al tiro!). Nel maggio 2014 (durante una gara di post-season) il muscolare pivot romano Trevor Mbakwe, catturando 20 rimbalzi, spodesta proprio Radja che, in due occasioni di playoff (1990-91 e 1991-92), aveva stabilito il precedente primato societario con 18. Nel 1993 viene ceduto ai gloriosiBoston Celtics, con i quali giocherà per 4 stagioni (1993-1997). Nella sua prima stagione nella lega professionistica statunitense (1993-94) viene inclusonell’NBA All-Rookie Second Team. Con la formazione delMassachusetts disputerà 224 gare con 16,7 punti di media e 8,4 rimbalzi. Dopo l’entusiasmante parentesi americana, fa il suo ritorno nel Vecchio Continente militando per due stagioni (1997-99) nel Panathinaïkos Atene con il quale conquista due titoli nazionali. Dopo una fuggevole parentesi in patria nello Zadar (1999-2000) – con il quale, comunque, centra le finali scudetto croate – torna in Grecia, vestendo per una sola stagione (2000-2001) la casacca dell’altra formazione ateniese (acerrima avversaria di quella in cui aveva militato gli anni addietro) l’Olympiacos Pireo. Termina la carriera nello KK Split (2002-03) – ex-Jugoplastika (di cui è attualmente presidente) -  conquistando, peraltro, il titolo nazionale nel 2003. Con la Nazionale della Jugoslavia si piazza secondo alle Olimpiadi di Seoul 1988 (alle spalle dell’URSS del rientrante Sabonis), mentre nelle celeberrime Olimpiadi di Barcellona del 1992(stavolta vestendo la maglia della Nazionale Croata) dovette accontentarsi ancora del secondo piazzamento, questa volta alle spalle degli stellari (nel senso che vi aggrada di più!) e inarrivabili giocatori statunitensi del Dream Team. Con la Jugoslavia ha, peraltro, conquistato due Europei (1989 e 1991).

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Ritratti Virtussini:Carlton Myers

Carlton Myers (il suo nome estesamente sarebbe Carlton Ettore Francesco) nasce a Londra il 30 marzo 1971 (192 cm 91 kg: ha ricoperto il ruolo di guardia tiratrice e, talvolta, anche quello di ala piccola) da padre caraibico e madre pesarese. Il padre, di professione sassofonista, cerca strenuamente di indirizzare il fanciullo alla carriera musicale. Carlton, dapprima accostatosi alla musica suonando il flauto traverso, nell’esuberante adolescenza pratica svariati sport: oltre all’adorata pallacanestro, lo vediamo cimentarsi anche nel karate (uno dei motivi per cui è stato sempre così snodato?!) e nel cricket. All’età di 9 anni si trasferisce con la madre a Rimini, dove cresce e matura cestisticamente sotto la lungimirante ala protettiva del suo mentore, Claudio Papini (in quegli anni la città romagnola produrrà talenti quali Semprini, Righetti e molti altri). Myers, a soli 17 anni, debutta in A2 con ilBasket Rimini (allora sponsorizzato Marr) nella stagione 1988-89. Nell’annata 1990-91, con la Marr Rimini scivolata in serie B1, esplode tutto il suo sconfinato talento cestistico tant’è vero che, da indiscusso trascinatore, conduce alla promozione in A2 la formazione romagnola. Va ricordato che, nella medesima stagione, sconfiggendo in finale la talentuosa Stefanel Trieste di Gregor Fucka, si aggiudicherà anche il titolo italiano Juniores. La stagione spartiacque nella carriera cestistica di Myers è innegabilmente quella 1991-92 dove, a soli 21 anni, trascina in A1 la sua Marr Rimini con la ragguardevole media punti di 26,8 (35.3 minuti d’impiego, 50,5% dalla media, 85,3% dai liberi e 38,1% dall’arco), indimenticabile stagione che gli frutterà anche la prima convocazione nella Nazionale Maggiore (debutterà il 28 maggio 1992 contro la Spagna, mettendo a referto tra l’altro 16 punti). Nella stagione 1992-93 viene ceduto (con la formula della comproprietà biennale) alla limitrofa Scavolini Pesarocon la quale, nella stagione successiva, approda in Finale Scudetto dalla quale uscirà però battuto dalla Virtus Bologna, nonostante una superba stagione da incorniciare (stagione 1993-94: 25,1 punti, 52,9% da due, 40,7% dalla lunga, 84,1% ai liberi). Al termine della comproprietà biennale, fallito il mancato riscatto da parte pesarese, nella stagione 1994-95 Myers fa ritorno nuovamente (questa volta per un solo anno) a Rimini in A2 dove disputa (a livello realizzativo) la sua miglior annata: 29,6 punti. Il 26 gennaio 1995 Myers compie un’impresa (tuttora imbattuta), scrivendo indelebilmente il suo nome nella storia del basket italiano: la sua Teamsystem Rimini strapazza agevolmente Udine per 147-99. Myers, realizzando 36 punti nei primi due quarti, a cui se ne aggiungeranno addirittura 51 nella ripresa, concluderà la storica giornata con 87 punti (il tabellino completo registrerà:14/22 da due, 9/19 da tre, 32/35 ai liberi!!), stracciando pertanto il precedente longevo primato del 1963 (compiuto senza il tiro da tre, va precisato) appartenuto a Sandro Riminucci con 77 punti (Milano - La Spezia 101-46). Nelle successive 6 stagioni (1995-2001) diverrà capitano (idolatrato dai tifosi) della Fortitudo Bologna con la quale, nei primi 3 anni di permanenza nella città felsinea, raggiungerà sempre la finale scudetto uscendo però sconfitto, rispettivamente: nel ’96 da Milano, nel ’97 da Treviso e nel ’98 dagli acerrimi rivali della Virtus. Finalmente, nella stagione 1999-2000, conquisterà il primo scudetto della storia fortitudina (squadra in cui militavano eccellenti giocatori come il sopracitato Fucka, Basile e l’imponente Vrankovic, stoppatore di razza). Sempre nel 2000, fu scelto (prestigioso riconoscimento extra-cestistico) come portabandiera per i Giochi della XXVII Olimpiadi (svoltisi in Australia). Terminata l’entusiasmante esperienza bolognese, nel 2001 viene ingaggiato (con contratto biennale) dalla Virtus Roma(per l’esorbitante cifra di un miliardo e mezzo netto a stagione!). Nella prima stagione capitolina (2001-02) manterrà ottime medie (che scemeranno di poco nelle successive due stagioni): 22,9 punti, 40,1% da tre, 89,2 ai liberi e 3 assist. Dopo una breve e burrascosa parentesi senese, torna di nuovo a indossare la casacca di Pesaro (2005-2009), società di cui diviene anche azionista (5%) nel 2006. Il 30 marzo 2011 (in occasione del suo 40simocompleanno), convocando a sorpresa una conferenza stampa presso la Comunità di San Patrignano, annuncia ufficialmente il suo ritiro dall’attività agonistica. Nel maggio 2013, inoltre, è stato oggetto di ignobili cori razzisti. Al palazzetto Flaminio di Rimini, nel corso di una partita del campionato Uisp riminese, la formazione in cui milita Myers affrontava la Clementino Cno (di Santarcangelo di Romagna). Uno sparuto gruppo di idioti gli ha rivolto ripetuti cori razzisti. L’arbitro ha chiesto a Myers se riteneva opportuno interrompere la gara ma il riminese, signorilmente (a cui va tutta la mia sincera stima e rispetto), ha voluto che la partita  proseguisse come se nulla fosse. Con la Nazionale Maggiore ha disputato 131 gare, totalizzando 1825 punti. Nel 1999 l’Italia, con il suo determinante contributo offensivo (16,3 punti) e il suo apprezzato carisma (era capitano della squadra), conquistò l’Europeo. 

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Ritratti Virtussini :George Iceman Gervin

George Gervin nasce aDetroit il 27 aprile 1952 (201 cm 84 Kg; ha ricoperto il ruolo di Ala). Al pari di altre fulgenti stelle d’oltreoceano, visse un’infanzia assai travagliata. Per far fronte alle pressanti esigenze quotidiane della sua numerosa famiglia (6 figli), dovette fin da fanciullo badare alla stessa (a causa della vigliacca fuga da casa dell’incosciente suo padre). Dopo un’eccellente stagione alla Martin Luther King High School (dove già s’intravidero le sue sterminate potenzialità offensive) trascorse due anni alla Eastern Michigan Eagles (1970-1972) – dove mantenne una media di 29 punti – che dovette però abbandonare a causa del deficitario rendimento scolastico. Fortunosamente notato da uno scout deiVirginia Squires, squadra che militava nella Lega ABA (acerrima rivale nei primi anni ’70 della ben più blasonata NBA, ABA che poi si dissolse nel 1976), si ritrovò ad affiancare il superbo Julius Erving (futuro Doctor J), al suo secondo anno tra i professionisti. Nelle due stagioni disputate (1972-74) mise a segno 424 punti (tra l’altro, nel 1973 ricevette la sua prima convocazione per un All-Star Game). Successivamente, con la sopracitata scomparsa della rivale ABA, il fuciliere di Detroit approdò in NBA militando nei San Antonio Spurs (con la celeberrima canotta numero 44), divenendone uomo-simbolo (1974-1985). Con la franchigia texana totalizzò 899 gare disputate, mettendo a referto ben 20708 punti! Nel 1977 i Speroni di San Antonio terminarono primi nella Central Division, mentre per due stagioni consecutive (1982-83) giunsero ad un soffio dalle Finals, ove (nelle rispettive Finali di Conference della Western, dove furono spostati rispetto all’antecedente) si dovettero inchinare allo spumeggiante Showtime dei Lakers di Magic e Abdul-Jabbar. Del decennio texano (dove brillò inalterata la luminosa stella dell’Uomo di Ghiaccio) riportiamo solo alcune tra le più significative statistiche: 1) per quattro stagioni (tra cui tre consecutive, 1978-79-80 a cui va aggiunta la 1982) primeggiò nella classifica dei marcatori; 2) all’All-Star Game del 3 febbraio 1980 offrì una prova monumentale (34 punti, 14/26 dal campo, 10 rimbalzi e 3 assist) che gli garantì la palma di MVP (unico della sua carriera); 3) nel 1978 stabilì il record di 33 punti segnati in un solo quarto (12 minuti), recentemente infranto (23 gennaio 2015) dal formidabile cecchino dei Golden State Warriors Klay Thompson (sebbene, come ebbe a dichiarare stizzito in un’intervista, quest’ultimo abbia beneficiato largamente del tiro da tre, introdotto solo nel 1979 - ovvero un anno dopo del record di Gervin!); 4) sempre nel 1978 segnò 63 punti (suo career-high) nell’ultima partita della stagione regolare, strappando per pochi millesimi la corona di miglior cannoniere a David Thompson. Dopo la sfolgorante esperienza texana, Gervin viene ceduto ai Chicago Bulls dove gioca una sola stagione (1985-86), l’anno in cui s’infortuna seriamente MJ (Gervin detiene anche l’invidiabile primato di aver giocato assieme, come compagno di squadra, con Julius Erving e Michael Jordan! Beato lui..). Nella stagione 1986-87, approda nel vecchio continente (alla veneranda età cestistica di 34 anni), ingaggiato dal Banco di Roma (mantenne una media di 26,2 punti). Oltre il tiro mortifero (di precisione letale), ricordo quando batteva i liberi: dall’estremità della lunetta si avvicinava al centro della stessa con dei piccoli curiosi passettini, sotto le urla adoranti dei tifosi virtussini (era pienamente conscio di essere una superstar!). A modesto avviso del redattore di questa succinta scheda, George “Iceman” Gervin è stato (assieme a Bob McAdoo, Dominique Wilkins e Spencer Haywood) il più forte americano mai apparso nel campionato nostrano. Nel 1996 è stato incluso meritatamente nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame di Springfield (facente parte pertanto della ristretta cerchia dei 50 giocatori più forti della storia della Nba). I San Antonio Spurs hanno ritirato la sua maglia numero 44. Chiuderà la carriera agonistica in Spagna, vestendo la casacca diManresa (1989-90). Un’ultima illuminante curiosità statistica: nell’ultima partita della stagione Gervin registrò cifre superlative (31 punti e 15 rimbalzi; sangue non mente..), consentendo in tal modo a Manresa la permanenza nella prima divisione spagnola. La gloriosa Virtus Roma schiererà mai un altro giocatore dalla cristallina caratura di George Gervin!? 

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Ritratti Virtussini:Alessandro Fantozzi

Alessandro Fantozzi nasce a Livorno il 17 marzo 1961 (198 cm; ha sempre ricoperto il ruolo di playmaker). Il suo nome è indissolubilmente legato alla sua città natale, nelle cui fila milita ininterrottamente per 10 anni (1981-1991) in Serie A1 (nel suddetto decennio disputerà 321 partite totalizzando 5428 punti) – a cui va aggiunto il quadriennio nelle formazioni giovanili (1977-81). Negli anni Ottanta Livorno costituisce uno dei centri cestistici più fiorenti nell’intero panorama nazionale, tant’è vero che può schierare due sue squadre nella massima serie di pallacanestro (vanto che sarà eguagliato da Bologna) di cui una, la celeberrima Libertas Livorno (capitanata dalla leggenda cittadina Fantozzi), spesse volte battaglierà per la conquista dell’agognato scudetto (vi giunse ad un passo nell’indimenticata Gara 5 del 27 maggio 1989 – ricordata anche nell’antecedente Ritratto Virtussino dedicato a uno dei mattatori, a suo modo, di quell’incandescente serata, Roberto Premier – dove lo scudetto venne dapprima assegnato ai labronici – ciò venne ribadito ufficialmente anche nel telegiornale delle 20:00 – mentre più tardi, con un inspiegabile retromarcia, fu definitivamente consegnato ai ben più blasonati meneghini). Memorabile e statisticamente tra le più produttive l’annata 1989-90 nella quale, vestendo la casacca dell’Enichem Livorno, chiuse la stagione con cifre assai ragguardevoli: 32 gare giocate, 20,3 punti, 36,9 minuti d’impiego (una tenuta atletica invidiabile; raramente lo vidi arrancare o con il fiato corto), 58,9 dalla media (statistica notevole se si considera l’enorme quantità di tiri effettuati, per di più da un playmaker!), 45,2 dall’arco, 84,6 dai liberi e 2,8 assist. Nel 1991, dopo la scellerata fusione delle due squadre cittadine (che non avvantaggerà nessuna delle due), viene ingaggiato dalMessaggero Roma dove rimarrà sino al 1993. Nel biennio virtussino disputerà 68 partite, mettendo a segno 973 punti. Nel 1992 porterà a casa il solo trofeo conquistato nella sua longeva attività agonistica, la Coppa Korac. Nelle stagioni successive (in Serie A) vestirà le maglie della Pallacanestro Reggiana (1993-94), della Viola Reggio Calabria (1994-95), nuovamente dell’adorata Livorno (1996-97) e di Montecatini (1997-98). Nel 1998 concluderà la sua carriera agonistica con i siciliani di Capo d’Orlando (con i quali rimarrà sino al 2003), ergendosi ad autentico trascinatore della squadra. Nei 5 splendidi anni a Capo D’Orlando condurrà  la formazione siciliana alla promozione in LegaDue. Va ricordato che l’amministrazione comunale orlandina, in segno di grata riconoscenza verso l’eccellente giocatore, gli intitolerà addirittura il proprio palasport chiamandolo per l’appuntoPalaFantozzi. Nel 2005 (a 44 anni suonati) vestirà di nuovo la maglia dell’amata Libertas Livorno in Serie C2 (commovente dichiarazione d’amore verso la propria città). Nel 1991, in Nazionale, conquisterà la medaglia d’argento agli entusiasmanti Europei di Roma 1991. Nel suo palmarès (che per il carisma e lo spessore tecnico del giocatore meritava, secondo l’avviso di chi scrive, di essere molto più corposo) vanno anche segnalate le due promozioni dalla serie A2 alla serie A1 con la Libertas Livorno (1981-82, 1985-86) e l’insperata vittoria nell’attesa gara del tiro da tre punti all’All-Star Game del 1991sconfiggendo nientemeno (dopo un’imbattibilità che durava da 6 lunghi anni) che il grandissimo Oscar Schmidt(sono felicissimo che il cestista brasiliano abbia debellato il maligno tumore al cervello diagnosticatogli 3 anni or sono! Grande Oscar). Nel 2008, con la Nazionale allenata da Alberto Bucci, conquista il Mondiale Over-45.  

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Ritratti Virtussini:Roberto Premier

Roberto Premier nasce a Spresiano (TV) il 25 gennaio 1958 (197 cm 98 Kg – talvolta superò anche i 100 Kg – guardia tiratrice). Cestisticamente, mosse i suoi primi passi nei campetti dell’hinterland trevigiano. Debuttò in Serie A nel 1978 con la maglia di Gorizia (allora sponsorizzata “Pagnossin”), dove si fece notare per le sue eccellenti doti offensive. Nel 1981 venne ingaggiato dalla leggendaria Olimpia Milanocon la quale – negli 8 ininterrotti anni di permanenza cestistica (l’avventura meneghina terminerà nel 1989 – esattamente il 27 maggio 1989, in quell’infuocata Gara 5 di Finale Scudetto, disputata a Livorno, in cui si fronteggiarono l’allora Enichem contro la più blasonata Philips Milano e che si concluderà con la furibonda maxirissa cui prenderà parte il temperamentale giocatore trevigiano) raccolse innumerevoli trofei: 5 Scudetti, 2 Coppe Campioni, 2 Coppa Italia, 1 Coppa Korac, 1 Coppa Intercontinentale. Ricordo ancora nitidamente la splendida vittoria (targata Tracer Milano) nella Finale di Coppa Campioni di Losanna del 1987 contro il Maccabi Tel Aviv per 71-69, anche perché fu la prima finale di basket cui assistette il sottoscritto (incominciai a giocare a pallacanestro – del tutto indegnamente! – pochi mesi prima della predetta finale, nel lontano 1986). Rammento altresì il formidabile quintetto di quell’invincibile squadra (allenata da coach Dan Peterson): D’antoni, Meneghin, McAdoo, Barlow e il nostro Premier (uno dei più forti quintetti, a mio modesto avviso, degli ultimi 30 anni – non solo a livello nazionale). Inoltre, l’Ariete di Spresiano (azzeccato soprannome affibbiatogli non solo per l’imponente stazza ma altresì per l’indomita caparbietà con cui, incurante di ogni difesa avversaria, si gettava a canestro) fu incluso meritatamente nell’Hall of Fame delle gloriose scarpette rosse (statisticamente, figura come secondo realizzatore di sempre con 4813 punti e primo nei liberi messi a segno con 998). Nel 1989 venne ceduto al Messaggero Romadel magnate Raul Gardini squadra che, disponendo di enormi possibilità finanziarie (e in cui militavano strabilianti giocatori come il cestista croato Dino Rađa e l’ex stella della NBA Michael Cooper) ambiva a ritagliarsi un posto di rilevo nel panorama cestistico d’allora. Nei luminosi e indimenticati 5 anni trascorsi nella capitale Premier (capitano di quella formazione) conquistò appena una Coppa Korac nel 1992. Nella stagione 1990-91(vestendo la maglia del Messaggero) registrò cifre assai rilevanti: 35 partite disputate, 18.1 punti, 28.4 minuti d’impiego, 60.6 da due, 41,1 dall’arco e 3.6 rimbalzi. Dopo l’esperienza capitolina e sino al termine della carriera agonistica, militò in squadre di A2 e B. Nella stagione 1996-97 (a 39 anni suonati), giocando nella Pallacanestro Vigevano, risultò essere il capocannoniere della Serie B d’Eccellenza (chiudendo la stagione con la media ragguardevole di 23.3 punti). Ha vestito la maglia dellaNazionale Azzurra per 80 volte, mettendo a referto 369 punti. Ha partecipato alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984, agli Europei di Germania Ovest del 1985 (Bronzo), ai Mondiali Spagnoli del 1986 e ai memorabili Europei italiani del 1991 (Argento), ove si impose come autentico trascinatore. Di Premier, tiratore mortifero dall’arco e penetratore efficace e infaticabile (guerriero della palla a spicchi), vengono anche ricordate le sue frequenti e incontrollate trance agonistiche nelle quali sembrava (e spesse volte era) inarrestabile. Una su tutte: il 28 ottobre 1990 in Messaggero Roma – Pallacanestro Firenze (105-95) il trevigiano mise a segno 31 punti in appena 23 minuti, stabilendo un record (solo di recente battuto da Linas Kleiza il 1 marzo 2015 in EA Milano – Reggio Emilia, in cui l’incontenibile lituano ha totalizzato 30 punti in 17 minuti di gioco!). Per i tifosi virtussini, Premier rimarrà sempre “Core de Roma”!    

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Ritratti Virtussini Rok Stipcevic di M.Caporali

Sloveno di nascita, ma croato di nazionalità, Rok Stipcevicnasce a Maribor il 20 maggio 1986 (186 cm 86 Kg; ricopre prevalentemente il ruolo di playmaker). Esordisce appena diciassettenne nello Zadar(squadra croata in cui militò l’asso della Pallacanestro Varese Arijan Komazec – giocatore apparentemente legnoso nei movimenti, ma dotato di una tecnica superlativa), squadra in cui divenne rapidamente un uomo-simbolo. Se si eccettua la stagione 2005-06, in cui fu ceduto in prestito al Borik Puntamika per fare esperienza, ha militato ininterrottamente nello Zadar per 6 stagioni (2003-2010). Con la suddetta squadra croata raccoglierà numerosi trofei: 2 Scudetti e 2 Coppe di Croazia (2005 e 2007). E’ rilevabile come, a testimonianza dell’immutato affetto che seppe conquistarsi presso il suo pubblico, in occasione della 4a partita Last 32 di Eurocup – disputata in terra croata, il 27 gennaio 2015,  dalla Virtus Roma contro il Cedevita Zagabria – gli fu tributata una commossa e calorosa accoglienza, cui rispose con una prestazione maestosa (27 punti in 34 minuti di utilizzo, con un eccellente 6/8 dalla lunga distanza). Nella stagione 2010-11 veste la maglia della gloriosa Cibona Zagabriacon cui disputa anche l’Eurolega, mantenendo medie più che apprezzabili (10.8 punti e 4.1 assist). Nel febbraio 2011 approda nel campionato italiano ingaggiato dallaPallacanestro Varese, con cui verrà riconfermato anche nella stagione successiva (2011-12). Con la blasonata formazione lombarda totalizzerà 51 presenze totali, chiudendo la sua seconda stagione con le seguenti medie: 11.4 punti, 57,1% da due, 3.3 assist. Nella susseguente stagione (2012-13) indossa la casacca dell’Olimpia Milano con la quale disputa nuovamente l’Eurolega, stavolta però giocando assai poco. Insoddisfatto del suo minutaggio e desideroso di giocare, il 4 gennaio 2013 rescinde consensualmente il suo contratto con i meneghini e passa alla Vuelle Pesaro (sino alla fine della stagione). Nell’estate 2014 viene ingaggiato dalla Virtus Roma. Con la nazionale croata ha conquistato i Giochi del Mediterraneo del 2009 e ha partecipato all’edizione dei Campionati Mondiali in Turchia nel 2010. Giocatore dalla spiccata personalità ottimo distributore di assist, eccellente penetratore (grazie alla sua fulminea rapidità riesce a incunearsi nella difesa avversaria, battendo sovente la zona), può ricoprire egregiamente anche il ruolo di guardia tiratrice grazie al suo tiro mortifero (estremamente efficace – ciò che più importa nella pallacanestro! -  a dispetto di una innaturale meccanica di tiro, non certamente fluida – per usare un garbato eufemismo!). Una sola azione di gioco (tanto più se risolutrice) può far innamorare perdutamente un tifoso del suo beniamino. Per il sottoscritto, è stato il tiro conclusivo effettuato da Rok Stipcevic all’overtime della gara disputata (in Russia) dalla Virtus Roma contro il Krasny Volgograd, tiro che permise alla compagine capitolina di sconfiggere gli avversari e qualificarsi anticipatamente agli Ottavi di Eurocup. A 10” dalla sirena dei tempi supplementari (con la Virtus che rincorreva 86-85), il giocatore croato si è assunto la responsabilità di effettuare il tiro da distanza siderale, insaccandolo! Giocatore dal potente carisma (con enormi attributi, per esprimersi meglio!). #Dajerok #Virtusroma 

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Ritratti Virtussini: Fulvio Polesello!

Fulvio Polesello nasce a Roma il 8 agosto 1956 (ha sempre ricoperto il ruolo di centro/pivot). Cestisticamente, muove i suoi primi passi nella sua città natale presso la Vis Nova del Collegio Santa Maria degli Angeli (sempre assai rispettata e apprezzata nel mondo della palla a spicchi romano), sotto la fulgida e lungimirante guida del Prof. Sante Santi. Intravedendo l’enormi potenzialità del giovane virgulto, i dirigenti della Vis Nova lo fanno giocare in ogni competizione (cadetti, juniores, Serie D, con l’insperata promozione in C). Alle finali juniores viene notato da Angelo Rovati, stimato dirigente della Fortitudo Bologna, che lo porta alla corte felsinea (con il feroce disappunto della Stella Azzurra Roma, che disapprovò la partenza verso altra città del promettente prodotto del vivaio capitolino), sotto la guida di un maestro del basket europeo come Aza Nikolic. Nel 1975 l’impacciato ma volenteroso ragazzone dell’Appio Latino, a soli 19 anni, si ritrova a giocare in Serie A2, contribuendo alla conquista della promozione in Serie A1. Giocherà a Bologna sino alla stagione 1977-78. Nelle successive due stagioni vestirà la casacca della Pallacanestro Vigevano (1978-1980). Fortemente voluto dal Prof. Paratore, rientra finalmente a casa (disputerà ininterrottamente 8 campionati con la gloriosa maglia del Banco di Roma, 1980-1988), divenendo una pedina insostituibile di quella formazione che raccoglierà i numerosi e indimenticati successi in campo nazionale e internazionale: 1) Campionato Italiano 1982-83; 2) Coppa Campioni 1983-84; 3) Coppa Intercontinentale 1984; 4) Coppa Korac 1985-86. Assieme a Enrico Gilardi, Stefano Sbarra e Roberto Castellano formava la cosiddetta “ossatura romana” di quella vincente formazione, che permetteva all’appassionato tifoso virtussino di identificarsi con la squadra della sua città (ogni ragazzino romano che giocasse a basket, prima o poi poteva divenire legittimamente un campione della palla a spicchi, al pari dei celebrati campioni romani che ammirava al Palaeur). Nella sua ultima stagione virtussina (1987-88) disputerà 36 partite, con 27,8 minuti d’impiego, un notevole 58,9 dal campo, catturando altresì 5.8 rimbalzi di media (statisticamente, sarà il suo dato migliore degli ultimi 5 anni di carriera). Terminata la sfolgorante esperienza romana, disputerà i restanti 4 anni di carriera dapprima a Caserta (1988-1990) - con il solo rammarico di aver chiuso l’esperienza casertana appena un anno prima che conquistassero il loro primo e unico titolo italiano (nel 1988-89 giocherà 15,6 minuti a partita, con un maestoso 60,5 da due) – e il restante biennio ad Arese (1990-1992) mettendo a referto, nella stagione 1990-91, 8.5 punti di media (il miglior dato degli ultimi suoi cinque anni). Buon passatore, dotato di spiazzante istinto a rimbalzo (sapeva prevedere anticipatamente dove sarebbe caduto il pallone), di un efficace gancio cielo (tiro instoppabile come nessun altro), Polesello suppliva alle sue evidenti carenze tecniche (talvolta appariva manifestamente sgraziato e goffo) con un’ammirevole dedizione al lavoro (rimarcata e apprezzata da tutti i suoi allenatori) e un cuore e una tenacia sconfinati, qualità adorate dai tifosi. Nella mia squadra ideale schiererei sempre un Fulvio Polesello, giocatore dal cuore immenso!

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Ritratti Virtussini:Il capitano Lollo D'Ercole!

Lorenzo D’ercole nasce a Pistoia il 11 febbraio 1988 (193 cm: 88 kg). Cresce cestisticamente nelle file della RB Montecatini, con la quale esordisce nel basket professionistico in Legadue (stagioni 2003-2005). Nell’annata 2005-2006 viene fortemente voluto dalla Mens Sana Siena, con la quale disputa e conquista il campionato Under 18 Eccellenza (la sua esperienza nei settori giovanili termina con questo trofeo). Esordisce in Serie A il 9 ottobre 2005 a Capo d’Orlando, nella sfida vinta dalla compagine senese per 78-69. Nella stagione 2006-2007 entra a far parte del roster della prima squadra (prestigioso riconoscimento – tanto più per un giovane di sicuro avvenire – trattandosi dell’imbattibile schiacciasassi senese), con la quale vince il campionato. L’anno seguente (2007-2008) viene ceduto in prestito al Basket Livorno, formazione che disputa il campionato di Legadue, contribuendo enormemente alla salvezza dei labronici (viene impiegato per 20,8 minuti a partita, mettendo a referto 5.4 punti). Nella stagione 2008-2009 viene ingaggiato dalla Snaidero Udine, nel massimo campionato di Serie A, con la quale gioca in media 16.7 minuti (da rilevare anche i 15 punti, suo massimo stagionale, messi a segno nella gara contro la Fortitudo Bologna). Nella stagione 2009-10 indossa nuovamente la casacca della Mens Sana Siena, con la quale conquista (a riprova della schiacciante supremazia senese sul territorio nazionale) Supercoppa, Coppa Italia e Scudetto. Nelle successive due stagioni (2010-12) indosserà la maglia della Vanoli-Braga Cremona. Nella stagione 2012-13 viene ingaggiato dalla Virtus Roma. La compagine capitolina disputerà una splendida e avvincente stagione, che si concluderà purtroppo amaramente in Finale Scudetto, persa 4-1 contro gli acerrimi nemici senesi (ed ex-compagni di gioco del Nostro). Nell’estate 2014, con la dolorosa cessione del carismatico Phil Goss all’Umana Reyer Venezia, D’ercole diviene capitano della squadra. Nel 2007, con la Nazionale U20, conquista la medaglia di bronzo all’Europeo. Nel 2009 ha partecipato, con la Nazionale Senior, ai Giochi del Mediterraneo. Il 12 ottobre 2008, indossando la maglia della Snaidero Udine (che in quell’occasione affrontava la GMAC Bologna), mise a referto 15 punti, suo attuale career high. Il 4 gennaio 2015, nella sfida casalinga contro la Granarolo Bologna, Lollo ha tagliato il luminoso traguardo delle 100 presenze in A con la gloriosa Virtus Roma. Gli auguriamo di poter disputare innumerevoli altre stagioni con la nostra casacca (magari ritagliandosi più spazio rispetto all’odierna stagione – nelle 19 gare disputate sin qui è stato impiegato per 18.2 minuti di media – e di tornare ad essere maggiormente incisivo, come spesse volte gli è accaduto in passato). Nelle vesti di capitano, gli auguriamo altresì di poter alzare un qualsivoglia trofeo, mancante nella nostra bacheca da troppo tempo. #Dajelollo   

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Ritratti Virtussini : Gigi Datome

Uno dei giocatori che hanno contribuito maggiormente, nella recente storia virtussina, al rilancio dell’immagine della gloriosa Virtus Roma nel panorama cestistico nazionale è stato, incontestabilmente, Gigi Datome. Nasce a Montebelluna (TV) il 27 novembre 1987 (203 cm; 97,5 kg). Nel 2002-2003 debutta, a soli 15 anni, in Serie B2 con il Santa Croce di Olbia (quantunque sia nato nel trevigiano, le sue radici – non solo cestistiche – saranno sempre fortemente radicate in terra sarda) conquistando, tra l’altro, lo scudetto Allievi. Nella stagione successiva 2003-2004 si trasferisce alla Montepaschi Siena guidata da Carlo Recalcati, dove conquisterà Scudetto e Supercoppa. Nella società senese rimarrà sino alla stagione 2006-2007. Nel suo primo anno in Toscana, poco più che sedicenne, disputerà solo 6 partite, che diverranno 9 nella stagione seguente (giocando 5.3 minuti a partita). Alla prestigiosa corte senese, la sua stagione più fruttuosa, statisticamente, è stata quella 2005-2006 dove disputa 32 partite (esordendo 5 volte in quintetto) incrementando, rispetto alle stagioni antecedenti, le sue statistiche: 14.3 minuti di media, 6.4 punti con un ragguardevole 62% dal campo. A metà stagione 2006-07 viene ceduto alla Legea Scafati (difatti disputa appena 14 partite), dove giocherà anche l’anno successivo (2007-08). In terra campana totalizzerà 46 presenze. Nella stagione 2008-09 giunge nella capitale (ceduto dalla compagine senese in comproprietà per due stagioni), indossando la gloriosa casacca della Virtus Roma. Nel suo primo anno romano viene eletto Miglior Under-22 del Campionato. Rimarrà a Roma sino al termine della stagione 2012-2013 anno in cui, oltre a conquistare il prestigioso riconoscimento di MVP dell’intero campionato, accederà in finale scudetto ove sarà sconfitto dall’insormontabile corazzata senese dei suoi ex-compagni di gioco (divenuti, nel frattempo, acerrimi nemici capitolini). Nella predetta sua ultima stagione virtussina (quella della definitiva consacrazione personale) si è palesato appieno il suo sconfinato talento offensivo, espresso dalle strabilianti statistiche riepilogative: 48 partite disputate, 33 minuti di media, 16.4 punti, 39% dalla lunga distanza, 92.2% dai liberi, il tutto impreziosito da un sorprendente 5.7 rimbalzi di media (272 totali). Nell’estate 2013 abbandona il nostro paese e, allettato dalle sirene oltreoceano, firma per i Detroit Pistons (indossando la maglia con il suo inseparabile numero 13) dove, purtroppo, gioca insignificanti scampoli di partita. Il suo career-high in NBA è di 13 punti (gli auguriamo di abbatterlo in brevissimo tempo), segnati in trasferta contro i Cleveland Cavaliers. Il 19 febbraio 2015 viene ceduto ai gloriosi Boston Celtics. Nell’estate del 2007 esordisce in Nazionale. Nel 2013 disputa da capitano gli Europei di Basket (giocatisi in Slovenia), chiudendo con cifre rispettabili: 13.8 punti, 4.8 rimbalzi. Giocatore versatile (se si eccettua il muscolare ruolo di pivot, può ricoprire indistintamente i restanti 4 ruoli), ottima visione di gioco (di rado incappa in scelte dissennate), dotato di tiro mortifero dalla media e lunga distanza (per non parlare dei liberi, da sempre un infallibile cecchino!), non disdegna la penetrazione (con i suoi portentosi mezzi atletici, spesse volte diventa immarcabile per gli avversari). Un solo rimediabile difetto: un po’ troppo leggero (dovrebbe irrobustirsi ancora un pò per poter battagliare alla pari, anche sotto canestro, con chicchessia). Il mio personale augurio è che possa raccogliere le più ampie e gratificanti soddisfazioni personali e professionali. Perché Gigi, prim’ancora che un grande giocatore, è un grande uomo! #Dajegigi

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Ritratti Virtussini:Enrico Gilardi

Questa settimana ripercorriamo le gesta cestistiche del giocatore italiano (e romano, peraltro) più titolato (tra campionato e competizioni internazionali) della gloriosa storia virtussina, nonché uno dei più carismatici: Enrico Gilardi. Nasce a Roma il 20 gennaio 1957 (193 cm, 94 kg) e proprio in squadre romane, se si eccettuano le due sole stagioni in cui vestì altre maglie (1987-1988 Basket Brescia, 1990-1992 Filodoro Napoli con cui chiuse definitivamente la carriera agonistica), militò sempre. Nel 1975-76 esordì con la Lazio Roma. Dal 1976 sino al 1981 militò nella Stella Azzurra Roma (con la quale disputò 152 partite). Dopodiché, nelle stagioni 1981-1987 (le più fruttuose e indimenticabili), vestì la maglia della Virtus Roma (con l’allora indimenticato sponsor Banco di Roma) divenendo rapidamente uno dei giocatori insostituibili della squadra. La compagine capitolina, in quelle memorabili stagioni, conquistò innumerevoli trofei (grazie anche all’enorme e imprescindibile apporto di Gilardi): 1) Campionato Italiano 1982-1983; 2) Coppa dei Campioni 1983-1984; 3) Coppa Korac 1985-1986; 4) Coppa Intercontinentale 1984. Nella stagione 1987-88, come accennato, abbandonò la capitale per trasferirsi a Brescia (dove giocò 27 partite, con una media di 14.3 punti e il 54% al tiro). Nelle stagioni successive, 1988-1990, ritornò nuovamente a Roma (nel 1989, divenendo il Gruppo Ferruzzi proprietario della squadra capitolina, venne non solo confermato – unico giocatore tra quelli della stagione antecedente – ma anche nominato capitano a testimonianza, anche tra gli stessi compagni di squadra, dell’indiscusso e palpabile suo carisma). Nell’ultima sua stagione da professionista (1990-91) vestì la casacca della Filodoro Napoli (le sue statistiche, rispetto a quelle degli anni passati, decrebbero sensibilmente, tant’è vero che mise a referto appena 5.5 punti di media). A completare la già ricca bacheca personale, occorre ricordare: 1) Oro agli Europei di Nantes del 1983 (favolosa squadra nazionale nelle cui fila militavano giganti del basket nostrano, come Pierluigi Marzorati Dino Meneghin Antonello Riva Renato Villalta); 2) Argento alle Olimpiadi di Mosca del 1980; 3) Bronzo agli Europei di Germania Ovest del 1985. Inoltre, detiene tuttora (sebbene abbia indossato per l’ultima volta la casacca della Virtus Roma nel 1990) 3 record individuali di squadra: 1) punti realizzati (3393), difficilmente raggiungibile; 2) tiri da 2 realizzati (1213); 3) totale tiri realizzati (1373). Gil (come venne affettuosamente soprannominato dai tifosi), grazie al tiro mortifero dalla media e lunga distanza e all’incontenibile (talvolta devastante) atletismo fisico, costituisce “il prototipo della guardia moderna” (condivisibile citazione di coach Dan Peterson). 

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Ritratti Virtussini :Bobby Jones!

Questa settimana dedichiamo la nostra attenzione (e la preziosa attenzione dei tifosi virtussini, sperabilmente sempre più numerosi) al giocatore più rappresentativo della Virtus Roma dell’attuale stagione 2014-2015 (difatti nella scorsa stagione, fortemente penalizzato da un minutaggio assai più ridotto rispetto a quello attuale e offuscato da compagni di gioco accentratori come Phil Goss, Jimmy Baron e Trevor Mbakwe, non ha potuto esprimere appieno il suo gioco energico e agonistico): Bobby Jones (201 cm 98 Kg). Nasce il 9 gennaio 1984 a Compton, nella Contea di Los Angeles. Trascorre i quattro anni universitari (2002-2006) presso l’ateneo di Washington (Seattle) dove, grazie al suo imprescindibile apporto, conduce la sua università alle Sweet 16 del torneo nazionale (negli anni 2005 e 2006). Rilevabile è anche il fatto che, sempre nell’anno 2005, anche grazie alla sua straripante prestanza fisica, viene convocato a far parte della rappresentativa statunitense (prestigioso riconoscimento) che poi vincerà l’oro alle Universiadi di Smirne. Nel Draft NBA del 2006 verrà scelto, con il numero 37, dai gloriosi Philadelphia 76ers con i quali, disputando 44 partite (negli anni seguenti, nella massima lega professionistica statunitense, non gli accadrà più di giocare così tante partite con la stessa casacca in una sola stagione!), chiuderà la sua stagione con 2.5 punti di media in poco più di 7 minuti di utilizzo. Nella Città dell’Amore Fraterno gli affideranno l’ingrato compito di svegliare ogni mattina il capriccioso (ma spaventosamente imprendibile per molti avversari) Allen Iverson! Nel 2008 vestirà le maglie di innumerevoli franchigie NBA (Denver, Memphis, Houston, Miami e San Antonio), totalizzando 47 presenze con 3.8 punti e 2 rimbalzi di media. Nella stagione 2008-2009, conscio del risicato minutaggio concessogli dai vari coach nel precedente (e, presumiamo, demoralizzante) anno cestistico, decide di trasferirsi in D-League (con i Sioux Falls Skyforce) dove, a fine stagione, risulterà uno dei migliori giocatori con cifre ragguardevoli: 49 presenze, 16,1 punti, 7,6 rimbalzi (cifra sbalorditiva, considerando che ricopre indifferentemente – anche nella stessa partita – diversi ruoli, e non solo quello forse a lui più congeniale, ovvero di Ala Grande) e 2.4 assist di media. Approda nel Vecchio Continente nella stagione 2009-2010, allorché viene ingaggiato dalla formazione abruzzese della Banca Tercas Teramo con la quale chiuderà la stagione con 11.0 punti 3.6 rimbalzi e un ottima percentuale dalla media (54,5%). Nella stagione 2010-2011 diviene un giocatore della Sutor Montegranaro. Con la formazione marchigiana disputerà 20 partite (il 28 febbraio 2011 verrà infatti tagliato dal roster), mettendo a referto complessivamente 155 punti (7,8 punti di media). Il 3 marzo 2011 firma un contratto con la Fulgor Libertas Forlì (che milita nel campionato di Legadue), contribuendo (nelle 9 partite disputate) alla inaspettata salvezza con 17.2 punti e ben 9 rimbalzi a gara. Nell’anno successivo (stagione 2011-2012) viene ingaggiato dalla squadra di Pistoia (che milita anch’essa in Legadue), con la quale chiuderà la stagione segnando 14.4 punti e catturando 7.9 rimbalzi di media. Il 25 luglio 2012 firma un contratto annuale con la Virtus Roma. Da quel fausto giorno comincia la sua avventura nella Capitale (che ci auguriamo possa proseguire durevolmente il più a lungo possibile..). Adorato dai tifosi virtussini per il suo coraggio (non esita a lottare sotto le plance con avversari molto più giganteschi di lui), la sua imperiosa gagliardia agonistica, la sua temerarietà (talvolta sconsiderata) che lo spinge in contropiede incurante delle difese schierate, lo hanno presto reso un idolo delle folle. A mio modesto avviso, Bobby Jones esprime appieno lo spirito tenace e combattivo dei tifosi capitolini. Bobby, our roman gladiator!  
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Ritratti Virtussini : Il Capitano Alessandro "Tonno" Tonolli!

Il nome del giocatore, le cui gesta sportive desideriamo ripercorrere questa settimana, è e rimarrà scolpito immutabilmente negli annali cestistici capitolini, giacché la sua longeva carriera agonistica risulta legata inscindibilmente alla Virtus Roma: stiamo parlando dell’insuperabile Alessandro Tonolli. “Tonno” (affettuoso nomignolo affibbiatogli dai tifosi) nasce a Caprino Veronese (in provincia di Verona) il 25 giugno 1974 (202 cm, 99 kg). Nel 1992 esordisce in prima squadra (nel campionato di B1) vestendo la maglia del Basket Brescia. Nell’estate del 1994, poco più che ventenne, viene ingaggiato dalla Teorema Tour Roma, guidata in panchina dal coach pavese Attilio Caja (gli sarà sempre infinitamente riconoscente, al pari di Dule Vujosevic – coach montenegrino vincitore di innumerevoli trofei – che d’estate lo portava in Serbia ad affinare i grezzi fondamentali). Esordisce in Serie A con la casacca della gloriosa Virtus Roma il 20 novembre del 1994 (ricoprirà sempre il ruolo di Ala-Grande, talvolta Centro), nella sfida casalinga persa 62-68 contro Treviso (stagione 1994-1995).  Da quel giorno e per 20 interminabili stagioni (sino alla Stagione scorsa, ovvero 2013-2014), milita ininterrottamente nella squadra capitolina, detenendo 5 primati di squadra (oltre il record delle 20 stagioni consecutive): 1) Presenze (613); 2) Rimbalzi difensivi (1398); 3) Rimbalzi offensivi (770); 4) Rimbalzi totali (2168); 5) Palle recuperate (860). Nonostante statistiche ragguardevoli (e per ora, ineguagliate), il Capitano (nessun altro come lui può fregiarsi di questo riconoscimento) nella massima serie di basket ha raccolto davvero poco: nel 2000 ha conquistato la Supercoppa Italiana, battendo la Kinder Bologna (nel 2006, disputando la finale di Coppa Italia, la Virtus Roma dovrà arrendersi a Napoli, mentre nel 2008, in Finale Scudetto, rimedierà una cocente sconfitta dalla corazzata di Siena). Nella Nazionale Italiana totalizzerà 65 presenze, aggiudicandosi nel 1997 un argento ai Giochi del Mediterraneo di Bari. Sabato 24 maggio 2014, nel pre-partita di Gara 3 dei Quarti di finale di playoff contro l’Acqua Vitasnella Cantù, in segno di affettuosa gratitudine verso chi ha sempre indossato onorevolmente la maglia virtussina, la casacca numero 8 di capitan Tonolli venne ufficialmente ritirata (il sottoscritto era presente alla toccante cerimonia e, come tutti i presenti, tributò un doveroso omaggio al Capitano). La tenacia l’indefessa abnegazione lo spirito di sacrificio la professionalità la lealtà, congiunti ad un atteggiamento sempre rispettoso verso gli avversari (così come verso i suoi innumerevoli compagni e coach), lo hanno reso l’Uomo-Simbolo e la Bandiera intramontabile della Virtus Roma. A conclusione della presente scheda tecnica, vorrei citare una sua memorabile dichiarazione che, a mio parere, sintetizza splendidamente 20 indimenticabili stagioni virtussine: “Ormai la maglia della Virtus ce l’ho tatuata addosso, è una mia seconda pelle”. Grazie Tonno! 

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Ritratti Virtussini:Phil Goss !

Il ritratto che desideriamo tracciare in questa seconda puntata della presente rubrica settimanale è quello dell’indimenticato Phil Goss, trascinante capitano (diviene capitano dopo la speranzosa partenza di Gigi Datome per l’avventura oltreoceano) della recente storia virtussina. Il 1 Febbraio 2015, nella seconda partita di ritorno del massimo campionato di Serie A di Basket, Roma dovrà fronteggiare la Umana Reyer Venezia, squadra in cui milita il nostro ex-capitano. Pertanto, oltre alla calorosa accoglienza che gli verrà riservata dal riconoscente pubblico capitolino, la presente succinta scheda vuole essere un affettuoso omaggio al giocatore che tanto ha entusiasmato il tifoso - redattore. Phillip Alexander "Phil" Goss nasce a Temple Hills (sobborgo alle porte di Washington D.C.) il 7 Aprile 1983 (1.88 cm, 82 Kg). Comincia a giocare alla Oxon Hills Hight School con cui, nel 2000, conquista il campionato statale. Frequenta l’Università di Drexel a Philadelphia (si allontana pertanto dalla capitale statunitense). Già nella stagione d’esordio totalizza  ragguardevoli cifre: 11,4 punti di media, con 2,9 assist, tanto da venir inserito nella CAA All-Rookie Team. Nell’ultima sua stagione universitaria, disputata nell’anno 2004-2205, incrementa le sua cifre e chiude con 14,4 punti e 51,4 % da due (notevole per un play-guardia – può giocare indifferentemente in entrambi i ruoli). Terminata la carriera universitaria, vola in Europa dove viene ingaggiato dagli olandesi del Bergen op Zoom (2005-2006), con i quali disputa una superba stagione (tanto che viene convocato per l’All-Star Game): 19,4 punti, 3.1 rubate (non essendo dotato di un fisico possente, compensa questa carenza muscolare con la sua sgusciante rapidità), impreziositi da un notevole 44,4% dall’arco. Nella stagione successiva (2006-2007) approda nel campionato turco, vestendo la casacca dei  Beykozspor di Istanbul (30 partite giocate, con un media di 14 punti 4 assist e 2.6 recuperi – terzo nella lega in questa speciale graduatoria). Dopo aver disputato solo metà stagione con gl’israeliani del Ironi Ashkelon (gioca una sola partita, a causa di una dolorosa frattura al naso), nel febbraio 2008 viene ingaggiato dai polacchi dell'AZS Koszalin, con i quali termina la stagione (13,5 punti con il 45,1% da tre – l’infallibilità dal perimetro sarà sempre una sua encomiabile costante, anche nelle stagioni italiane). Nella stagione 2008-2009 giunge in Italia, in LegaDue, ingaggiato dalla squadra romagnola del Crabs Rimini (totalizza 17,6 punti, 3.8 recuperate). Rimane in LegaDue anche nella stagione successiva (2009-2010), giocata allo Scafati Basket . In questa stagione si palesa appieno il suo sconfinato (talora incontenibile) talento offensivo, come confermano le strabilianti cifre con cui chiude l’annata (la squadra campana raggiungerà il primo turno di Playoff): 21,2 punti di media (secondo miglior marcatore del campionato) con un maestoso 44,9% dall’arco perimetrale (si classificherà primo in campionato in questa specialità). Nella stagione 2010-2011, ingaggiato dalla prestigiosa Pallacanestro Varese, calca i parquet della Serie A italiana. Chiude la stagione con 14,8 punti in 33 partite giocate. Finalmente, nell’estate del 2012 approda alla Virtus Roma, con la quale conquista la finale scudetto (vi rimarrà sino al 2014). Memorabile il palpitante finale di gara-6 delle Semifinali Scudetto (nella stagione 2012-2013) contro la Pallacanestro Cantù dove Goss, preda di un’autentica trance agonistica, neutralizza da solo le tenui resistenze brianzole (nel decisivo ultimo quarto segnerà 13 dei suoi 17 punti finali!). Nella finale scudetto del 2013 così come nelle semifinali dell’anno successivo, Roma dovrà arrendersi all’imbattibile plurititolata corazzata senese (dominatrice incontrastata nel panorama cestistico degli ultimi anni). Oltre alle innegabili qualità sul piano squisitamente tecnico (lodate e riconosciute da tutti, detrattori inclusi), mi piace ricordare Goss con quest’immagine (indimenticabile, non solo per il sottoscritto): quando il nostro Capitano (dotato di contagioso palpabile carisma) spronava i tifosi virtussini battendosi ripetutamente il petto in segno di attaccamento alla maglia. Grande Capitano! Non ti dimenticheremo! 

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Ritratti Virtussini:LARRY WRIGHT di M.Caporali!

Questa nuova rubrica settimanale - denominata per l'appunto Ritratti Virtussini e dedicata ai giocatori passati e presenti che hanno militato nella Virtus Roma (dei quali verrano ripercorse, oltre ad un succinto profilo biografico, le più significative gesta sportive) - era doveroso che cominciasse con la figura dell'indimenticato folletto nero (cestistico appellativo datogli dalla stampa sportiva) Larry Wright, che ha segnato indelebilmente la storia della pallacanestro capitolina. Larry Glenn Wright nacque il 23 novembre 1954 a Monroe, Louisiana (alto 1.85 cm, 73 Kg). Dopo aver frequentato la Western High School di Washington D.C.,gioca nella NCAA (sino al 1976) con l'università di Grambling State University. Il suo sconfinato talento offensivo si palesa già negli anni universitari, tant'è vero che nel 1974  viene nominato Sud Athletic Conference Freshman dell'anno. Nel Draft Nba del 1976, 14ma scelta assoluta (prestigioso riconoscimento), viene scelto dai Washington Bullets, con i quali milita sino al 1980. Nella stagione 1977-1978 vince l'ambitissimo Titolo NBA, mentre nella successiva i suoi Bullets rimediano una cocente sconfitta in finale. Nel 1980 viene ceduto ai Detroit Pistons, con i quali rimane sino al 1982 (a Motown disputa complessivamente 46 partite, mentre nella capitale statunitense ben 297 gare). Nella stagione 1982-1983 (indimenticabile per i tifosi virtussini) viene ingaggiato dal Banco di Roma e contribuisce in maniera determinante alla conquista del primo (sino ad ora unico) Scudetto della compagine capitolina. Dopo aver chiuso la regular season al primo posto, raggiunge l'agognata finale scudetto sconfiggendo in semifinale i Campioni d'Europa della Ford Cantù (che schieravano tra l'altro, tra le proprie fila, monumenti del basket nostrano come Pierluigi Marzorati e Antonello Riva). Nella finale scudetto, nella quale affrontava i più esperti giocatori dell'Olimpia Milano, Roma riesce a spuntarla 2-1 nella serie, conquistando il Tricolore. Nella stagione successiva 1983-1984 il Banco di Roma, grazie all'imprescindibile apporto offensivo del suo immarcabile folletto americano (sgusciante e mortifero al tiro), il 29-3-1984 a Ginevra sconfigge in finale il Barcellona e conquista la Coppa dei Campioni. Larry Wright, autentico trascinatore della compagine capitolina con i suoi 27 punti (tra i suoi compagni di squadra, solo Renzo Tombolato raggiunge la doppia cifra con 12 punti), viene eletto MVP della Finale. Nel 1985 si trasferisce alla Fantoni Udine, dove rimane per 2 stagioni. La sua ultima stagione italiana (peraltro, piuttosto opaca) volle disputarla nuovamente con Roma, senza però eguagliare i trionfi degli anni passati. Conclusivamente, nel campionato italiano disputò 149 partite, totalizzando 3759 punti  totali (mantenendo una media di 25,1 a partita).  

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